Il pesce, in Italia, si mangia meglio dove lo pescano: in un borgo di mare, seduto vicino al molo, con la barca che è appena rientrata. Le sagre del pesce sono la scorciatoia più onesta per farlo senza spendere una fortuna, perché mettono in tavola il pescato del giorno cucinato come lo cucinano le famiglie dei pescatori. In questa guida ho raccolto le feste di mare che vale la pena raggiungere, dalla Sardegna alla Sicilia, dall'Adriatico alla Costiera Amalfitana, con qualche nota su cosa aspettarti nel piatto e su come muoverti. Il filo è sempre lo stesso: dove c'è un porto vero, c'è quasi sempre una festa che celebra quello che il mare regala.
Quando andare
La stagione forte è l'estate, da maggio a settembre, quando i borghi di mare vivono di turismo e le sagre si moltiplicano. Ma alcune delle feste più belle cadono fuori stagione: la Festa della Colatura di Alici di Cetara è a dicembre, il Boreto Mania di Grado in ottobre, e proprio nei mesi meno affollati si mangia meglio e si paga meno.
Vai la sera, quando il caldo cala e i lungomare si riempiono, ma arriva presto ai banchi: il pesce fresco finisce in fretta, e le porzioni migliori vanno a chi non si presenta all'ultimo. Metti in conto le file, che nelle sagre di mare più famose sono parte del gioco, e godile come un modo per fare due chiacchiere in coda.
La Sardegna e la Sicilia del mare
In Sardegna il Girotonno di Carloforte celebra il tonno rosso con chef internazionali e la tradizione della tonnara tabarchina, in una delle feste di mare più famose d'Italia; a Cagliari la Sagra del Pesce di Giorgino e quella di Sant'Elia portano il pescato del golfo in tavola, tra fritture e zuppe. Sono appuntamenti che raccontano un'isola dove il mare è cultura prima ancora che cucina.
In Sicilia il Festival del Pesce Azzurro di Marzamemi, nell'antica tonnara diventata borgo di pescatori, è tra le feste di mare più belle del Sud: si cena tra le case basse affacciate sull'acqua, con le alici e le sarde protagoniste. Attorno, la costa siciliana vive di sagre estive dove il pesce azzurro, umile e saporito, è sempre il re della tavola.
La Campania e l'Adriatico
La Campania è una miniera. A Cetara la Festa della Colatura di Alici celebra il prezioso liquido ambrato erede del garum romano, e la Festa di San Pietro Pescatore lega il borgo al suo santo; ad Atrani la Sagra del Pesce Azzurro anima il paese più piccolo d'Italia, a Castellabate la Festa del Pescato di Paranza porta a riva il pesce del Cilento, e a Bacoli il Mytilus Fest celebra la cozza dei Campi Flegrei. A Sorrento la Festa di Sant'Anna a Marina Grande unisce la devozione dei pescatori ai fuochi d'artificio sul mare.
Sull'Adriatico le Marche giocano la loro carta con Anghiò a San Benedetto del Tronto, la grande festa del pesce azzurro, mentre il Friuli porta in tavola la cucina lagunare. Da nord a sud, ogni tratto di costa ha la sua festa e il suo piatto simbolo, e passando da una all'altra ti fai il giro d'Italia dei sapori di mare.
Anche il pesce d'acqua dolce
Il mare non ha il monopolio. In Friuli la cucina lagunare dà il meglio con il Boreto Mania di Grado, dedicato al brodetto di pesce servito con la polenta bianca, e con la Sagra del Baccalà di Pescincanna a Fiume Veneto; a Saletto, vicino al Tagliamento, la Sagra di San Pietro e dei Gamberi celebra i gamberi d'acqua dolce.
Sul lago di Garda e nei laghi alpini il Festival del Pesce d'Acqua Dolce, ad Arco e a Riva del Garda, porta in tavola coregone, persico e trota, cucinati secondo le ricette della tradizione lacustre. È una cucina meno famosa di quella di mare e spesso più economica, ma altrettanto vera, legata a pescatori che lavorano ancora le reti sui laghi.
Il pesce azzurro, l'onesto re della tavola
Nelle sagre il protagonista è quasi sempre il pesce azzurro, non il pesce nobile: alici, sarde, sgombri, il pescato povero che i marinai mangiavano da sempre. Costa poco, fa bene e sa di mare, e proprio per questo regge una festa intera senza pesare sul portafoglio.
Da Marzamemi ad Atrani a San Benedetto del Tronto, il pesce azzurro cambia nome e ricetta ma resta lo stesso protagonista: fritto in cartoccio, marinato, alla griglia, o trasformato in prodotti pregiati come la colatura di Cetara. Assaggiarlo nelle sagre è il modo migliore per capire perché la cucina di mare italiana è nata povera e proprio per questo è diventata grande.
Cosa si mangia
Il pesce delle sagre lo trovi fritto in cartoccio, alla griglia, in umido, o nei piatti simbolo del posto: la colatura di alici di Cetara sugli spaghetti, il brodetto adriatico, il tonno di Carloforte, le cozze impepate dei Campi Flegrei, il boreto di Grado con la polenta bianca. Ogni festa ha la sua specialità, quella che i pescatori del posto rivendicano come la vera.
La regola è una sola: più il pesce è fresco, meno lo devi condire. Accompagnalo con il vino bianco del territorio, una Falanghina in Campania, un Vermentino in Sardegna, un bianco del Carso in Friuli. E non snobbare i fritti degli stand: preparati al momento, sono il modo più buono e schietto di assaggiare il mare.
Un weekend di costa
Il bello delle sagre di mare è che nascono quasi sempre in borghi bellissimi, quindi la festa è solo una parte della giornata. A Marzamemi giri tra le case dei pescatori e le saline, a Cetara passeggi lungo la Costiera Amalfitana, a Carloforte scopri la cultura tabarchina dell'isola di San Pietro, a Castellabate ti godi uno dei borghi più belli del Cilento.
Metti in conto una giornata intera: bagno al mattino, giro nel borgo nel pomeriggio, sagra la sera. Molte di queste feste durano più giorni, così puoi fermarti a dormire e unire due tappe vicine, come Cetara e Atrani sulla stessa costa, o le sagre del golfo di Cagliari. Il pesce è la scusa, ma quello che ti porti a casa è la costa.
Il rito dei pescatori
Molte feste di mare nascono da un santo, non da una moda. San Pietro, patrono dei pescatori, e Sant'Anna sono al centro di sagre come quella di Cetara e la Festa di Sant'Anna a Marina Grande di Sorrento, dove la statua esce in processione via mare, portata sulle barche addobbate a festa, e la sera i fuochi d'artificio si specchiano sull'acqua.
È un pezzo di cultura che vale il viaggio quanto il pesce: dietro il fritto e la griglia c'è una comunità che vive del mare da secoli e che a queste feste affida i suoi riti. Assistere a una processione dei pescatori, con le barche in fila e il paese sul molo, ti fa capire che la sagra è memoria, oltre che cibo.
Consigli pratici
Le sagre di mare si tengono sui lungomare e nei porticcioli, dove parcheggiare d'estate è un'impresa: arriva presto o lascia l'auto fuori dal centro e scendi a piedi. Porta contanti per i banchi e mettiti in conto la fila, perché il pesce appena pescato attira folla da tutta la zona.
Chiedi sempre da dove viene il pesce: nelle sagre serie te lo dicono con orgoglio, ed è pescato locale. Controlla le date sul sito del comune o della pro loco prima di partire, perché il meteo può spostare le serate all'aperto. E se puoi, arriva in treno lungo le linee costiere: eviti il problema del parcheggio e ti godi anche il vino.